Cartagena
5 gennaio 2023, giovedì
Ormai è difficile trovare le cartoline e se le trovi chi le vende non ha più i francobolli; ieri, quando le ho comprate, la signora al negozio mi ha indicato l'ufficio postale 742 ed io l’ho ringraziata ma non avevo capito dove fosse. Dopo aver guardato sulla cartina della città, ho scoperto che l'ufficio postale è proprio di fronte all'albergo e il 7 sta per la strada e il 42 sta per il civico; molte attività commerciali utilizzano questa combinazione come intestazione così è sicuro che il cliente le localizzi velocemente.
La ragazza all’ufficio postale è molto simpatica, mi da anche la colla per non leccare il retro dei francobolli; 10$ a cartolina e li ha timbrati davanti a me.
Il Castillo San Felipe de Barajas fu costruito dagli spagnoli, utilizzando schiavi africani, in cima alla collina; a pianta triangolare la location era perfetta per difendersi dagli attacchi sia da terra sia dal mare.
Le mura esterne sono molto inclinate per difendersi meglio dalle cannonate; bello osservare le pietre servite a costruirle perché molte di quelle a vista portano ancora evidenti tracce di coralli. Un’incredibile rete di cunicoli, liberamente percorribili, ti porta da una parte all’altra del complesso salendo e scendendo dalla base ai parapetti alti dove erano posti i cannoni. La città moderna, che circonda quella coloniale, fa da sfondo alla fortezza creando magnifici contrasti tra vecchie e nuove architetture.
A una mezzora a piedi dal castello, seguendo la strada che costeggia la Cienega Las Quinta, c’è l’immenso Mercado Bazurto; copre l’intero quartiere e la zona che guarda alla laguna è di diritto riservata al pesce. Dietro la rete che separa la strada e il mercato dall’acqua paludosa c’è un numero impressionante di pellicani in paziente attesa di qualche scarto di lavorazione.
Tutti i pesci sono venduti squamati e questa lavorazione nel tempo ha fatto sì che la pavimentazione stradale sia ricoperta da uno strato rilevante di squame; oltre alla squamatura il pesce è intaccato, se venduto intero, altrimenti sfilettato. Alcuni vendono anche gli scarti di lavorazione per buona pace dei pellicani.
Meloni, angurie, ananas e arance sono al top dell’offerta nel settore frutta; quella un po’ toccata, tipo i meloni, è venduta con la parte marcia tolta, come se fosse la seconda scelta, a poco prezzo. Anche la manioca è protagonista incontrastata tra tuberi e ortaggi; sono vendute pulite dalle estremità.
Alcuni venditori hanno una gabbietta con gli uccellini a fargli compagnia; bella la scenetta col venditore di manioca che mi sorprende a fotografare le sue cajole e vuole che fotografi anche lui assieme alle bestioline e dopo la rituale verifica al piccolo monitor della camera m’indica un vicino anziano che si sbraccia per essere fotografato accanto alla sua anziana auto incastrata tra i banchi. È la volta ora della calzolaia che però prima si sistema per bene poi dopo l’ultimo ritocco ai capelli mi da il via e dopo il controllo mi sorride soddisfatta; a questo punto ne approfitto e la fotografo di nuovo assieme ai due vecchietti che, sorridenti, le fanno compagnia accanto al… laboratorio e tutti entusiasti mi ringraziano.
Nel mercato è presente anche una zona di carico e scarico per camion che qui sono quelli americani che, anche se vecchiotti, sono sempre di grosse dimensioni; purtroppo i venditori hanno colonizzato tutta la strada con la loro mercanzia lasciando giusto lo spazio per i pedoni. Non è facile per i camionisti farsi largo in questo marasma con i mercanti che non aiutano servendo prima i clienti e poi, nei momenti liberi si spostano quel tanto che basta per far avanzare il bestione di pochi centimetri. Un delirio.
Il servizio dei portantini che aiutano a portare fuori dal mercato la mercanzia comprata utilizza i carrelli dei supermercati privati delle loro ruote e fissati sui bancali di legno a loro volta dotati di grosse ruote; originali ma non facili da manovrare tra la folla.
Anche qui al mercato non può mancare la musica ad alto volume che proviene da più fonti vicine e come sempre arriva ai nostri timpani fastidiosamente mixata. E in questo clima non poteva mancare il riparatore di casse acustiche che a giudicare dal materiale in attesa d’intervento ha lavoro assicurato a vita.
C’è un venditore di roba vecchia specializzato in pezzi di ricambio di piccoli elettrodomestici e apparecchiature elettroniche; è impensabile che riesca a trovare qualcosa dietro o sotto la montagna di oggetti impolverati.
Nel reparto ristoro, cucine e tavoli sono un tutt’uno; aragoste, riso con mariscos e pesci fritti a go go. Nella zona delle estetiste le professioniste sono tutte al lavoro; sono quasi tutte alle prese con le sopracciglia delle clienti per niente imbarazzate dalla moltitudine di gente che le passa davanti e... butta l'occhio.
Mangiato una bollente Arepas con cheso e burro (4,50$) e bevuto un fresco latte di cocco e mangiata la sua polpa (5$); tornato in centro con la metro di superficie (2750$); occorre la tarjeta che non ho, così la cassiera esce dal gabbiotto e mi fa passare al tornello. Il servizio è svolto con bus con aria condizionata che circola in corsie solo a lui riservate e si ferma all’altezza di stazioni col marciapiede sopraelevato cui si accede solo se muniti di biglietto. Ci sono più percorsi e la possibilità d’interscambio; con un biglietto è possibile girare l'intero giorno se non esci dalle stazioni.
Il corozo è il frutto di una palma tipica caraibica; è molto apprezzato dai locali e se ne vedono tanti in vendita, segno che è il periodo di maturazione giusto. La sua somiglianza ai chicchi d'uva nera o ciliegie l’aveva finora fatto passare inosservato poi incuriosito dal fatto che l’uva era senza grappolo e le ciliegie senza il peduncolo l’ho scoperto; è molto venduto anche come succo dal colore violaceo scuro.
Un senzatetto si è costruito una capanna sopra una barca abbandonata utilizzando materiali di risulta; ho paura che se il mare si agiti un po' questo si porta via lui, la capanna e la barca.
Per l'aeroporto chiamiamo dei taxi ma non tutti possono andarci; stranamente i più piccoli hanno l'autorizzazione così occorre stringerci assieme ai bagagli. Fortunatamente l'aerostazione è vicina, forse troppo; sembra di arrivare alla stazione dei treni perché è in mezzo alle case.
Facciamo il check-in alla macchinetta ma questa volta anziché spedire il bagaglio da soli, lo consegniamo normalmente all’addetto al banco. Dopo un po’ che siamo in sala d’attesa mi chiamano all'altoparlante; c'è da verificare il bagaglio da stiva. In effetti, ho lasciato dentro la powerbank che deve essere messa nel bagaglio a mano. Brutta figura fortunatamente senza conseguenze.
Partenza con una mezzoretta di ritardo verso il mare, poi una decisa virata a destra ci permette d’ammirare la città illuminata dall'altro in tutta la sua vastità. Il volo è l'AV8501 per Bogotà delle 19.30 effettuato con un A320 dell'Avianca.